Vincitore edizione 2016

Sindone

Andrea Nicolotti - Einaudi, 2015

sindone

Non l’introspezione di un personaggio, è stata premiata quest’anno, né la rivisitazione di un’età, di un mutamento, di un perdersi della vicenda umana; bensì una mappa: dei luoghi, innanzitutto, poi delle convinzioni e poi ancora dei dubbi e degli studi che ebbero, hanno e, senza dubbio ancora avranno per argomento un semplice telo di lino; ma certo l’oggetto di cui più si è detto e scritto tra quanti ne hanno prodotti gli uomini nei millenni.

La secchezza del titolo – “Sindone” – afferma , con sicumera, tutto il razionalismo di cui è impregnata un’opera che non dissimula l’agnosticismo dell’autore fin da subito: è sempre più difficile, d’altronde, affrontare il “Sacro lino” con i soli occhi della fede, dopo le infinite discussioni accademiche e le sofisticate analisi biochimiche degli ultimi decenni. Discussioni e analisi, però, che né concordando né annullandosi a vicenda, hanno anzi contribuito, ognuna e tutte assieme, ad accrescere il mistero e il fascino di una reliquia comunque ricompresa tra le più sacre dell’umanità. Né sono valse a scalfirne la malìa le fosche imprese di antichi guerrieri o la potenza surreale dei moderni neutroni.

Andrea Nicolotti, scrupolosamente, riveste i panni del Pubblico Ministero, ma senza il sogghigno di Voltaire bensì con la lucidità documentata di un super magistrato; e, come in un processo indiziario, produce fatti e ipotesi viaggi e incendi, ostensioni e scetticismi, nulla tralasciando e nulla privilegiando a dire il vero, fino a richiedere una sentenza definitiva alla Storia, e solo alla Storia, perché un altro Giudice che se ne assuma il compito pare proprio non essere reperibile.

D’altra parte, la Santa Sindone ricorre, senza eccessiva fatica, all’autodifesa: né ha bisogno di controprove o controffensive: le basta la periodica estensione per riaffermare le propria sussistenza. Ancor più saporosamente, direi che le basta le periodica ostensione per rinvigorire la propria leggenda; dove allora il confine tra il vero terrestre e l’ipotetico divino si fa così improbabile che la leggenda finisce per accasarsi definitivamente nel cuore degli uomini lasciando all’esausto cervello l’oscura selva dei perché e dei percome.